La bicicletta è uno straordinario strumento per la tutela dell’ambiente, un mezzo di locomozione green e pratico, da tutti i giorni. Cosa ne pensa il gentil sesso di questo mezzo?

di Martina Stimilli

Utilizzare la bicicletta per piccoli o grandi spostamenti è un regalo che possiamo fare a noi stesse e alla natura.
Lunedì 3 giugno, si è celebrata la Giornata Mondiale della Bicicletta, istituita l’anno scorso dall’Onu per promuovere la mobilità ciclistica.

Perché si parla tanto di bicicletta?
L’intento è quello di scoprirne tutti i benefici per il nostro corpo e all’ambiente in cui viviamo.

La bicicletta è il mezzo a due ruote che ci consente di praticare una giusta attività fisica, all’aria aperta e (volendo) in compagnia di un gruppo di amici.
Pedalare, anzitutto, giova al cuore; l’attività costante, prodotta dalle gambe in movimento, rende il cuore più forte e resistente alla fatica, la frequenza cardiaca diminuisce e la pressione si abbassa.

Una lunga pedalata, inoltre, permette di bruciare molte calorie. Un esempio? Ad un buon ritmo, ovvero quello che ci consente di fare una breve chiacchierata ogni tanto, si bruciano circa 400 calorie all’ora.

La Giornata Mondiale, tuttavia, non è nata unicamente per sensibilizzare le persone a divenire più sportive. Il vero obiettivo è certamente quello di creare una maggiore consapevolezza sui cambiamenti climatici e, allo stesso tempo, proporre alternative green per salvare il nostro pianeta.

A tal proposito la bicicletta è stata eletta a simbolo di una locomozione 2.0, tutta sostenibile.
La bicicletta, infatti, sarebbe un ottimo mezzo, per limitare, almeno negli spostamenti urbani, l’uso di automezzi e di combustibili fossili.

Luci e ombre
Le due ruote stanno scalando gradualmente l’agenda politica delle amministrazioni locali; salgono infatti la disponibilità media di infrastrutture ciclabili (+9% dal 2015), la percentuale di città dove è consentito trasportare le bici sui mezzi pubblici (+14%) e i Comuni dotati di bike sharing (+6,1%).

I dati, desunti dal 3° rapporto dell’Osservatorio Focus2R, promosso da Confindustria Ancma e Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia, forniscono la più completa e aggiornata fotografia delle politiche dedicate a ciclisti e motociclisti dei Comuni italiani capoluogo di provincia.

Un interessante dato emerso è quello relativo al bike sharing. Sale il numero di biciclette per ogni città: escludendo Milano, dove sono presenti 16.600 biciclette e 257.000 abbonati, in media, sono disponibili 156 bici per Comune, distribuite in 16 stazioni con 2039 abbonati.

Ma c’è ancora molto da pedalare.
Un punto debole riportato dall’indagine è quello relativo alla sicurezza. Scende, infatti, la percentuale dei Comuni che dichiara di avere inserito almeno una misura per le biciclette nel Piano Urbano della Mobilità (-13,3%). Rimangono ancora poche le città che offrono incentivi economici per l’acquisto di bici tradizionali (9%), o a pedalata assistita (14%).

Allargando la focale vediamo che il Rapporto Mal’aria 2019 di Legambiente, focus annuale sull’inquinamento atmosferico dell’aria nelle città italiane, ha restituito un attento quadro in merito alla qualità dell’aria. La maggior parte delle città dell’Italia settentrionale ha registrato per molti giorni, nel 2018, tassi di polveri sottili di molto sopra la norma.

Brescia è la città che ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge con 150 giorni (47 per il Pm10 e 103 per l’ozono), seguita da Lodi (149) e Monza (140).

Una riflessione che sorge spontanea, dopo aver letto dati così allarmanti, è che molte aree pianeggianti, pur avendo molto spazio da dedicare a reti ciclabili, sono troppo inquinate e un’aria tanto malsana annullerebbe gli effetti benefici della pedalata.

Nuove frontiere all’orizzonte: Turismo Sostenibile

Negli ultimi anni, complice una cresciuta attenzione verso l’ambiente, la sostenibilità e il valore del tempo, sta emergendo il settore del turismo sostenibile legato ad una mobilità dolce e quindi alla bicicletta.

Il desiderio di creare un turismo ad impatto zero è attestato dalla Carta Europea per il Turismo Sostenibile nelle Aree Protette, che ha come obiettivo la tutela del patrimonio naturale e culturale, il continuo miglioramento della gestione del turismo nell’area protetta a favore dell’ambiente, della popolazione locale, delle imprese e dei visitatori.

Bicicletta al femminile…
C’è tutta una narrazione, soprattutto legata al marketing e all’immagine che accosta il mondo femminile alla bicicletta e quasi suggerisce l’idea di un binomio da tempo indissolubile; ma le cose stanno veramente così?

Il documentario “Voglio una ruota” di Antonella Bianco, uscito nell’ottobre 2015, narra di come la bicicletta abbia reso le donne più libere; essa rappresentò un mezzo di emancipazione femminile, accelerando il processo che fece abbandonare le scomode gonne vittoriane per i ben più pratici pantaloni (complice anche la rivoluzione industriale e l’accesso delle donne al mondo delle fabbriche).

Tra le curiosità contenute nel documentario, vale la pena ricordare la storia di Annie Kopchovsky, ebrea lettone cresciuta a Boston.  Nel 1894 accettò la scommessa sul fatto che una donna non potesse fare il giro del mondo in bicicletta, dal momento che una donna non sarebbe stata capace di badare a se stessa in una simile impresa.

Per riuscire, sarebbe dovuta tornare entro quindici mesi e solo allora avrebbe potuto intascare il premio di cinquemila dollari. Un imprenditore locale finanziò con 100 dollari il suo viaggio con l’impegno di incollare sulla bicicletta il marchio Londonderry Lithia Spring Water Company. Vinse la scommessa e per tutti diventò Annie Londonderry.

Altro caso di una donna che ruppe le convenzioni dell’epoca è quello di Alfonsina Strada, la quale nel 1924 sfidò i colleghi maschi partecipando al Giro d’Italia, e il suo nome venne modificato in Alfonsin, per non avere troppa visibilità, del resto i tempi erano ancora piuttosto immaturi per una reale parificazione dei sessi e tuttavia le donne in bici ci andavano eccome: basti pensare alla coeva canzonetta: “Bellezza in bicicletta

A più di un secolo di distanza, la battaglia per il raggiungimento di una parità di diritti è ancora aperta e la bicicletta non ha esaurito la sua forza emancipatrice.

Esemplare è il film “La bicicletta verde” di Haifaa Al-Mansour, uscito nel 2012 che narra la storia di una piccola saudita che vuole a tutti i costi una bicicletta malgrado le regole sociali impongano un divieto in tal senso.  

Con questo film la regista saudita ha voluto denunciare una realtà corrotta da pregiudizi e sessismo, dando voce ad un personaggio ribelle, estremamente moderno.

In conclusione, la bicicletta non è solo un mezzo per fare sport, ma porta con se una storia di lavoro, di sfide, di emancipazione, di libertà.
Pensiamoci quando scegliamo il tipo di mezzo da utilizzare per andare al lavoro o per il tempo libero.
Sarà solo una piccola azione contro l’inquinamento atmosferico e il consumo sfrenato di fonti fossili… ma tante piccole azioni possono fare la differenza.

Noi donne non abbiamo smesso di lottare per i nostri ideali, e, in questa campagna, anche la bicicletta, a suo modo, ha contribuito all’emancipazione del nostro mondo, un mondo fatto di tenacia, ardore e gambe, sì gambe, non più solo simbolo di bellezza esteriore.

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