Una antica storia italiana che rivela il coraggio, la determinazione e l’amore per lo studio di una donna antesignana di cui vale la pena ricordare la vicenda

di Martina Stimilli

Da parecchi anni siamo abituate a considerare l’iscrizione e la frequentazione di una Facoltà presso una Università come una sorta di normale passaggio obbligato nel corso della vita e nell’avvio verso una qualsivoglia professione specialistica, ma non è sempre stato così, tutt’altro.

Se poi si prendesse solo in considerazione il sesso femminile si osserverebbe che la possibilità di entrare in un percorso di studio universitario è cosa di poco meno di un secolo e che, peraltro, fino a non moltissimi anni fa sussistevano forti pregiudizi sulla capacità della mente femminile di assorbire nozioni tecniche, matematiche e scientifiche in genere.
Un’assurdità che ha guidato la didattica per parecchio tempo.

È necessario, quindi, ricordare coloro che hanno anticipato i tempi aprendo, se non una vera e propria strada almeno una “porta” verso l’autodeterminazione e il diritto allo studio per tutte le donne.

Il 5 giugno scorso, il più noto motore di ricerca della rete ha voluto celebrare con un Doodle, una donna che cinque secoli fa si è battuta per i suoi diritti e la sua istruzione, diventando la prima donna laureata della storia.

Elena Cornaro al secolo: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, nacque il 5 giugno 1646 a Venezia da una famiglia illustre.

Suo padre, procuratore di San Marco, le impose di laurearsi, per dare lustro alla famiglia dal momento che lei aveva già acquisito una vasta cultura benché assolutamente disinteressata al riconoscimento accademico.

Una bambina prodigio
L’erudito don Giovanni Battista Fabris, il quale aveva intuito il talento e l’inclinazione della bambina, l’avviò, già dall’età di sette anni e col sostegno del padre, agli studi classici, diventando il suo primo insegnante di greco.

Seguita da maestri di straordinario livello, Elena Cornaro studiò matematica, astronomia, geografia; coltivò con passione la musica, nella quale ebbe come maestra l’organista Maddalena Cappelli, che fu per lei anche una fidata amica e compagna.

Ebbe una vasta e profonda conoscenza delle lingue classiche e moderne, dal latino al greco antico e moderno, dallo spagnolo al francese all’ebraico.

Il suo interesse principale, però, erano filosofia e teologia (due materie assolutamente maschili).

Un sogno a metà
Elena Cornaro, divisa tra uno studio talmente intenso da minarne la salute e la preghiera, divenne un’oblata benedettina, condizione che le permise di seguire la sua vocazione religiosa, senza dover rinunciare agli studi.

Come già detto, Elena compì la sua formazione per amore della cultura e non per la vanità dei salotti accademici, tuttavia, sappiamo bene come fosse difficile all’epoca, in particolare per una donna, sottrarsi al volere paterno.

Così Elena si iscrisse all’Università di Padova – anche grazie al “lasciapassare” rappresentato dal decoro e dall’influenza della famiglia – con lo scopo di laurearsi in teologia.
Quando tutto sembrava pronto, quando si avvicinò il momento del fatidico riconoscimento, qualcosa andò storto: il vescovo di Padova, Gregorio Barbarigo si oppose con ogni sua forza e la decisione fu irremovibile: una donna non poteva parlare di teologia, poiché nettamente inferiore rispetto all’uomo e incapace di compiere ragionamenti difficili.

L’unica soluzione possibile, un comodo compromesso, fu quella di consentire la laurea ad Elena in filosofia.

Nonostante Elena Cornaro non potè seguire la sua vera strada, fu comunque riconosciuta da dotti e letterati a lei contemporanei come un esempio di straordinaria forza, determinazione e profondissima conoscenza. La giovane fu amata dal popolo e le sue discussioni vennero sempre condotte di fronte ad un vasto pubblico.

Elena morì nel 1684 a Padova, ma negli anni successivi la sua fama, la sua gloria caddero nell’oblio.

Negletta dopo la morte, la tomba di Elena fu identificata solo nel 1895 dalla badessa benedettina di Roma, lady Mathilde Pynsent.

La salma era completamente polverizzata, ma fu riconosciuto l’abito benedettino; la Pynsent l’anno successivo scrisse una biografia che pubblicò anonima.

Forse è questo libro che ispira una vetrata neogotica del Vassar College, a Poughkeepsie, NY, dove Elena è raffigurata mentre discute con i suoi esaminatori.

Solo nel 1969 ottenne il titolo di “prima donna laureata”, conferitole dalla stessa Università di Padova.

Una donna, che dovrebbe essere celebrata come un’eroina, un modello unico di coraggio e dedizione, per molto tempo è rimasta sconosciuta, nascosta. Un vanto che nel tempo nessuno ha voluto vedere, un destino comune a molte letterate, musiciste, artiste…

Al giorno d’oggi è normale che una giovane donna, terminati gli studi presso un istituto di istruzione superiore, voglia iscriversi ad una Facoltà universitaria, voglia progettare una carriera, seguendo ciò che più la interessa, ciò per cui è più portata.

Molte donne, prima di noi, per raggiungere quello che era un vero e proprio raro privilegio, hanno combattuto, affrontando pregiudizi, pubbliche derisioni, superando divieti e sguardi pronti a giudicare. Tra mito e realtà vi sono state donne che hanno dato la loro stessa vita, pur di non rinunciare ai loro ideali. Dalla figura letteraria della ribelle Antigone, che preferì la morte ad una vita dominata dall’ipocrisia e dalla sottomissione alla storia tragica della pittrice Artemisia Gentileschi, tante sono le donne che hanno posto i loro ideali prima di tutto.

Nonostante i ripetuti ostacoli, le lotte di queste donne audaci non sono state vane, e hanno reso noi, donne di oggi, libere di scegliere, di studiare, di vivere.

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