di Glenda Oddi

Artemisia Gentileschi fu figlia del pittore Orazio Gentileschi, uno dei primi caravaggeschi (seguaci della maniera artistica del Caravaggio). Nacque a Roma nel 1593 e mostrò precocemente nella bottega paterna una particolare inclinazione per la pittura

Artemisia Gentileschi fu figlia del pittore Orazio Gentileschi, uno dei primi caravaggeschi (seguaci della maniera artistica del Caravaggio). Nacque a Roma nel 1593 e mostrò precocemente nella bottega paterna una particolare inclinazione per la pittura. Venne da questi affidata, ancora bambina, alle cure di un suo amico pittore (Agostino Tassi) con il pretesto di farle perfezionare la prospettiva, che però tradì la sua fiducia abusando di lei. Artemisia trovò il coraggio di denunciarlo pubblicamente ma rimase comunque per sempre segnata dall’accaduto. Per tale ragione nel 1614 fu costretta a lasciare la tanto amata città natale per spostarsi a Firenze ed accettare un matrimonio di circostanza con un uomo molto più vecchio di lei. Qui fu la prima donna della storia ad essere ammessa alla prestigiosa Accademia del Disegno nel 1614, dove conobbe grandi artisti.

Tra il 1620 e il 1621, ormai morto il marito, tornò nella città natale con le due figlie ma qui trovò ormai un ambiente più aperto al classicismo carraccesco che alla potente maniera espressiva dei caravaggeschi, per tale ragione si spostò dopo qualche anno a Venezia (1627-1630) e poi definitivamente a Napoli, dove morì nel 1653.

Artemisia Gentileschi ebbe una storia tormentata e difficile. Fatta di fama ma anche di eventi traumatici. Di arte ma anche di grandi difficoltà nel portare avanti questo suo mestiere a causa del suo essere donna in un epoca in cui l’arte era dominata completamente dagli uomini. Per queste ragioni le sue opere sono mosse da un forte chiaroscuro che conferisce loro particolare drammaticità e passione. In questo panorama la gentileschi si colloca tra i seguaci di Caravaggio (caravaggeschi) di maggior successo e fama, ritrovando nell’uso studiato della luce e delle ombre del maestro lombardo un linguaggio idoneo a raccontare la sua vicenda autobiografica tormentata. Non a caso la sua pittura appare fin dalle prime opere più buia e tormentata rispetto quella del padre Orazio. Nelle sue tele si nota una predilezione per i personaggi femminili forti (cfr. Giuditta, la Maddalena) in cui non possiamo non riconoscere Artemisia stessa e il suo animo.

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