Il diabete al femminile è più pericoloso. Per questo va affrontato in modo corretto partendo proprio dalle donne, veicolo di cambiamento e prevenzione per tutta la famiglia.

Di Annarita Felcini

 

Il diabete è una malattia che colpisce di solito più gli uomini che le donne. Tuttavia, tale tendenza cambia radicalmente soprattutto dopo i 75 anni di vita: da questa età in poi, infatti, il numero di donne affette da diabete cresce e supera quello degli uomini.

 

Si stima che in totale ci siano 143 milioni di donne affette da diabete in tutto il mondo, un numero che si crede possa arrivare a 222 milioni entro il 2030. In Italia, le donne con diabete di tipo 2 sono circa 2 milioni, tantissime altre quelle a rischio perché sovrappeso od obese, sedentarie, fumatrici, ipertese o con il colesterolo alto.

 

Durante l’ultima “Giornata Mondiale del Diabete” dello scorso 14 novembre, promossa dalla International Diabetes Federation, si è parlato quasi esclusivamente della malattia “al femminile”: perché rispetto agli uomini le pazienti stanno aumentando, perché la patologia ha spesso complicanze peggiori nelle donne presentando una maggiore mortalità, ma anche perché le donne possono essere un veicolo di cambiamento e prevenzione per tutta la famiglia.

 

Anche se le caratteristiche del diabete sono molto simili tra le persone, a causa del diverso profilo ormonale e delle notevoli differenze metaboliche (che si manifestano con cicliche fluttuazioni, e durante le diverse fasi della vita: adolescenza, periodo fertile, gravidanza, menopausa), le donne tendono a presentare condizioni particolari che influenzano il controllo della malattia. Ad esempio, le complicazioni cardiovascolari associate al diabete sono più comuni nelle donne che negli uomini. Ed è risaputo che le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di morte nei paesi sviluppati.

 

Il rischio cardiovascolare associato al diabete è maggiore nelle donne – ha spiegato Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – La probabilità di coronaropatia, per esempio, è del 44% superiore rispetto agli uomini ed è più alto anche il pericolo di ictus. A parità di cure, le donne raggiungono meno gli obiettivi terapeutici rispetto agli uomini; inoltre, le differenze nella presentazione clinica della malattia possono ritardare la diagnosi e l’avvio delle terapie”.

 

Le donne sono più a rischio degli uomini anche per la perdita della vista connessa al diabete; in più hanno problemi correlati alla malattia che gli uomini non sperimentano: dal maggior numero di infezioni del tratto urinario come le cistiti (favorite dalla presenza di glucosio nelle urine che promuove la crescita dei batteri), alle infezioni fungine del tratto genitale come le vaginiti da Candida, fino a problemi sessuali come riduzione della libido, secchezza vaginale e simili dovuti alle alterazioni vascolari e nervose nell’area genitale. Come se non bastasse, le donne spesso ricevono cure meno aggressive rispetto agli uomini.

 

Tutto questo, però, non deve provocare allarmismi: con un buon controllo della malattia non c’è nulla da temere. “Innanzitutto per fermare il dilagare del diabete occorre l’impegno massiccio delle donne – ha osservato Enzo Bonora, presidente della Fondazione Diabete Ricerca di SID (Società Italiana di Diabetologia) – Sono loro che si occupano dei pasti nella maggior parte delle famiglie, loro che possono far cambiare alcune abitudini diffusissime e poco salutari, loro che possono promuovere l’attività fisica di figli e nipoti”. Sono, inoltre, soprattutto le donne ad assistere gli anziani in casa, somministrando pasti e farmaci o misurando la glicemia: il 20% dei diabetici italiani ha oltre 80 anni e spesso dipende da una moglie, una figlia, una sorella.

 

Quando si riceve una diagnosi di diabete di tipo 2, dunque, è fondamentale cambiare lo stile di vita seguendo poche e semplici regole: alimentazione salutare, riduzione del peso e attività fisica regolare. Meglio non mangiare: zucchero bianco, zucchero di canna, miele, marmellate, torte, pasticcini, merendine, cioccolata, caramelle, biscotti, cereali da colazione, frutta sciroppata, frutta candita, patatine fritte e patate in generale, carni grasse, trasformate e conservate come gli insaccati, carni affumicate, impanate e fritte, al burro, alle margarine, alla panna, allo strutto e ai formaggi.

Preferire, invece, verdura, frutta, cereali integrali, legumi e mangiare con equilibrio pane, pasta, pizza, patate. Tra le bevande attenzione alle bibite zuccherate, tipo cola, tè freddo, acqua tonica, succhi di frutta, anche quando riportano la dicitura 100% frutta, e alle bevande alcoliche.

Tutti questi alimenti, tuttavia, non devono essere eliminati dalla dieta, ma il loro consumo va ridotto o sostituito con gli analoghi integrali che hanno un indice glicemico minore.

 

Diabete in gravidanza

La donna in gravidanza che inizia a manifestare il diabete mellito gestazionale deve seguire una precisa dieta per tenere sotto controllo la glicemia. A questa deve aggiungere anche un po’ di attività fisica regolare e quotidiana e meno fattori stressanti possibili.

Ecco qualche consiglio utile. Fare una passeggiata per ridurre la glicemia dopo il pasto, cercare di trascorrere una gravidanza rilassate e serene perché lo stress aumenta i livelli di glicemia. Non saltare i pasti e fare degli spuntini per evitare lunghi periodi di digiuno. Evitare un forte aumento di peso in gravidanza, soprattutto in caso di sovrappeso iniziale e, infine, monitorare i livelli di glucosio nel sangue in maniera regolare, per tutta la gravidanza, per valutare gli effetti dell’eventuale trattamento e dell’alimentazione. La donna con diabete, sia precedente che comparso durante la gravidanza, dovrebbe essere sempre seguita da uno specialista.

 

Diabete in menopausa

Probabilmente la menopausa è il periodo più difficile per ogni donna con diabete. Tanto per cominciare perché per una donna sana i cambiamenti metabolici coinvolti nella menopausa aumentano il rischio di diabete di tipo 2. Questo a causa della riduzione di estrogeni che accresce la resistenza all’insulina. Durante questo periodo, inoltre, aumenta il rischio di malattia cardiovascolare a causa del fatto che il diabete provoca marcati effetti sulla concentrazione di trigliceridi e di colesterolo, più nelle donne che negli uomini.

È quindi essenziale che in questa fase si intensifichi più che mai il controllo della patologia. Seguendo uno stile di vita sano e una dieta equilibrata, facendo un regolare esercizio fisico e un’adeguata terapia medica, non c’è rischio di complicanze.

 

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