Uno Studio epidemiologico dell’ARPA Marche descrive la distribuzione e l’andamento
temporale dell’incidenza di ricovero ospedaliero per tumore alla mammella nella Regione Marche.

Di Carmen Marinucci

PM2,5 e PM10 ovvero il particolato atmosferico con valori inferiori a 2,5 μg/m3 millionesimo di grammo per metro cubo d’aria analizzata e a 10 μg/m3, costituiscono una miscela complessa di sostanze chimicamente e fisicamente differenti, classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) fra i cancerogeni certi per l’uomo.

Per la loro capacità di penetrare nel sistema respiratorio, oltre la laringe, costituiscono l’inquinante a maggiore impatto ambientale nelle aree urbane, poiché per effetto delle loro piccole dimensioni, restano sospese in atmosfera per tempi più o meno lunghi.
Tali polveri si originano sia da fonti naturali che antropogeniche, ma quelle fini derivano principalmente dall’utilizzo di combustibili fossili (riscaldamento domestico, centrali termoelettriche, ecc.), dalle emissioni degli autoveicoli; dall’usura dei pneumatici e dei freni e del manto stradale, da vari processi industriali (fonderie, miniere, cementifici, ecc.).
Fra le diverse evidenze scientifiche, un’importante metanalisi (vengono messi assieme dati di altri studi e ricerche in modo da trarre conclusioni più forti di quelle che sarebbero state evidenziate sulla base di ogni singolo studio) effettuata dal Progetto europeo ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects) ha confermato una significativa associazione tra incrementi delle concentrazioni di PM2,5 e PM10 e rischio di tumore al polmone, ma è da sottolineare che, più di recente, l’attenzione dei ricercatori si è rivolta, oltre che verso le neoplasie polmonari, anche verso lo studio del possibile legame tra l’esposizione a particolato sottile e forme tumorali a carico di altri.

Per ciascun comune marchigiano è stato determinato il valore medio del PM2,5 sulla base dei dati di esposizione forniti dall’ENEA.



È bene precisare lo studio, comportando la semplice descrizione della distribuzione nel tempo e nello spazio dell’esito sanitario oggetto di indagine, non indaga il rapporto causa-effetto.
I risultati dell’indagine hanno evidenziato situazioni di problematicità meritevoli di attenzione, configurando l’opportunità di sviluppare un’attività di sorveglianza epidemiologica che, oltre all’utilizzo dei flussi informativi correnti di ricovero ospedaliero, possa giovarsi dell’impiego di dati provenienti dal registro dei tumori di popolazione, che divenuto di recente operativo nelle Marche, raccoglie dati che potranno essere fruibili e disponibili agli enti/strutture regionali che istituzionalmente si occupano di epidemiologia, prevenzione e sanità pubblica.

organi, tra cui la mammella.
Prendendo spunto dalle emergenti osservazioni scientifiche sull’argomento e dal riscontro diretto di eccessi di ricovero per tumore alla mammella in alcuni comuni della regione Marche, l’ARPA Marche ha condotto uno Studio   “Ricoveri ospedalieri per tumore mammario nelle Marche. Indagine epidemiologica descrittiva su base comunale 2009-2013” per descrivere la distribuzione e l’andamento temporale dell’incidenza di ricovero ospedaliero per tumore alla mammella nelle donne e negli uomini nei comuni della regione Marche nel periodo 2009-2013, e di analizzare l’influenza della concentrazione del particolato sottile (PM2,5) nell’ambiente come fattore di rischio sull’occorrenza dell’evento sanitario.

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