Niobe, la superbia che diventa pietra

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Niobe è una delle figure più potenti e tragiche del mito greco, emblema di quell’hybris – la tracotanza umana – che osa sfidare il divino e ne paga il prezzo più alto.

Regina, madre feconda, donna orgogliosa del proprio ruolo e del proprio destino, Niobe incarna un archetipo femminile complesso, in cui maternità, potere e dolore s’intrecciano fino a trasformarsi in silenzio e immobilità.

Origini e identità

Niobe era figlia di Tantalo, re di Lidia, già lui stesso personaggio segnato dalla colpa e dalla punizione eterna. Sposa di Anfione, re di Tebe, Niobe apparteneva dunque a una stirpe regale che visse sotto il segno di una colpa atavica.

Ciò che definisce Niobe, più di ogni altro tratto, era la sua maternità: secondo le versioni del mito, lei era madre di dodici o quattordici figli, i Niobidi. Questa straordinaria fecondità divenne per lei motivo di orgoglio e di confronto, soprattutto verso la dea Latona (Leto), madre soltanto di due figli: Apollo e Artemide.

Niobe osò vantarsi pubblicamente della propria superiorità rispetto a Latona, invitando il popolo a sospendere il culto della dea per onorare lei. La colpa non era solo l’orgoglio, ma la parola pronunciata senza misura: dire è fare, la sua parola sfidò gli dei dell’Olimpo.

Apollo uccise i figli maschi, Artemide le figlie femmine, compresa la più piccola delle sue figlie. La punizione fu totale, e il dolore senza fine. Dopo il massacro dei suoi figli, Niobe restò sola. Il suo dolore la pietrificò, le lacrime continuarono a scorrere anche quando il corpo divenne roccia sul Monte Sipilo.

Niobe divenne dunque un archetipo femminile, incarnò la madre che perde tutto, il corpo che passa dalla fecondità alla sterilità, dal movimento all’immobilità. In lei convivono orgoglio e dolore assoluti.

Niobe era la voce spezzata di una maternità perduta, una figura che unì colpa e compassione, giustizia e crudeltà divine.

Il mito di Niobe in Storia dell’Arte


Il mito di Niobe ispirò una miriade di artisti fin dall’antichità greca e romana.

Nel Rinascimento e fino a epoche più moderne, il mito di Niobe che perde i suoi figli per mano di Apollo e Artemide, ha attraversato tutte le epoche lasciando un messaggio sulle conseguenze nefaste della superbia e tracotanza (hybris) contro le divinità.

Una delle opere artistiche più spettacolari dedicate a Niobe e ai suoi figli, è un gruppo di statue di epoca romana d’incredibile bellezza.

Nel 1583, in una vigna nei dintorni di San Giovanni in Laterano a Roma, furono rinvenute tredici statue romane legate al mito di Niobe. Queste sculture, per lo più ben conservate, costituivano un poderoso ciclo narrativo sulla dolorosa vendetta di Latona contro Niobe.

Il ritrovamento destò grande fama tra gli studiosi e la famiglia De’ Medici acquistò tutte le statue. Nel 1780 il gruppo marmoreo poté essere valorizzato dal progetto del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, che fece restaurare in stile neoclassico la sala medicea detta dello Stanzone. Gli architetti trasformarono mirabilmente questo salone che divenne La Sala della Niobe, un omaggio all’arte antica nel museo fiorentino degli Uffizi.

Anche in pittura il mito di Niobe che perde i suoi figli per mano di Artemide e Apollo, ha lasciato un segno indelebile: moltissimi pittori famosi e altri meno noti hanno dedicato un quadro al mito. Non si possono citare tutti perché non basterebbe un intero libro di Storia dell’Arte, ma in questa sede si citerà uno dei più famosi.

Il grande pittore francese Jacques – Louis David (1748 -1825) esponente di spicco del Neoclassicismo, ci ha lasciato un bellissimo quadro intitolato Apollo e Diana uccidono i figli di Niobe. Il dipinto si trova a Dallas, nel Museo di Arte.

La scena, tragica e tumultuosa, è resa dal pittore con un movimento a spirale che mette Niobe al centro, intenta a proteggere, in un disperato ultimo gesto, la più piccola delle sue figlie, una bambina. Gli altri figli sono già stati uccisi da Apollo e Diana (Artemide per i Greci) e giacciono a terra. In alto, nei cieli, a sinistra per l’osservatore, Apollo scaglia una freccia; a destra, Diana osserva compiaciuta il massacro appena compiuto.

Niobe ha pagato con la morte di tutti i suoi figli l’atto di tracotanza contro gli dei.

Questo tragico evento è stato reso con grande pathos, sia in pittura e sia in scultura, in modo da afferrare lo spettatore e fissarne la gravità.

Rosa Maria Garofalo

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