alimentazione

Alimentazione femminile e ciclo

I cibi che aiutano durante la mestruazione. Glenda Oddi Il corpo femminile cambia in continuazione le proprie esigenze alimentari in relazione alla fase del ciclo mestruale che sta vivendo. La variazione della produzione ormonale nei vari “periodi” non incide solo sull’umore ma anche sulla nostre necessità fisiche e la fase della mestruazione è senza dubbio quella che mette più a dura prova il corpo. Ci si può dare una mano conoscendo le proprie esigenze fisiologiche e facendo attenzione all’alimentazione. Provare per credere! Ecco dei must da seguire: Assumi alimenti ricchi di ferro: La quantità di questa sostanza nel nostro corpo scende drasticamente a causa delle perdite di sangue. Cibi come pesce, legumi, carne ne sono ricchi per cui la loro consumazione aiuta a riequilibrare i valori; Regolarizza il transito intestinale: i processi che interessano l’apparato gastrointestinale tendono a rallentare o comunque perdere regolarità per questo è importante assumere alimenti ricchi di fibre che risulteranno in grado di aiutare (verdura, legumi e cereali); Tieni alto l’umore: a causa dei mutamenti ormonali che caratterizzano il periodo mestruale i cambiamenti d’umore e la tendenza alla tristezza e alla depressione sono sempre in agguato. Cibi ricchi di magnesio, che ha una funzione antidepressiva, aiutano a dare maggior stabilità emotiva (per esempio le verdure a foglia verde);  Combatti i dolori mestruali: lo si può fare attraverso il consumo di cibi ricchi di magnesio, omega 3, vitamina B1 e vitamina E come pesce azzurro, frutta secca, barbabietole rosse ecc.; Evita i cibi che aumentano gonfiore, ritenzione idrica, dolori addominali e sbalzi d’umore: questi sono tutti quegli alimenti ricchi di zuccheri, grassi e sostanze eccitanti (dolci, caffè, tè ecc.).
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Sua maestà il cioccolato in mostra a Perugia all’Eurochocolate 2019

In programma dal 18 al 27 ottobre, la 26 edizione della kermesse umbra è un invito irresistibile per i cultori del “cibo degli dèi” di Alberto Piastrellini “Cibo degli Déi”, croce e delizia del palato in grado di scatenare incredibili emozioni ed effetti sull’organismo, adorato da moltissime donne, il cioccolato, da almeno 400 anni domina sui palati arrivando a posizioni dominanti nel comparto dolciario della variegata industria alimentare. Ne ha fatta di strada la cioccolata; dalla primitiva forma di preparazione in uso fra le popolazioni precolombiane ove solo poche persone di determinate classi sociali potevano “gustare” l’intruglio amarissimo di semi di cacao (Theobroma cacao) sminuzzati e miscelati ad acqua calda a cui si aggiungevano farine e spezie per arrivare alle raffinate preparazioni che dal ‘700 in poi si sono succedute in Europa sino alla creazione del cioccolato come lo intendiamo oggi: in pasta, in barrette, fondente, al latte, in polvere e nelle centinaia di combinazioni e declinazioni diverse che l’arte dolciaria e l’innovazione del gusto hanno permesso. L’alchimia di aromi e sapori nati dalla combinazione sempre nuova della pasta di cacao, del burro di cacao e della polvere di cacao con zucchero, latte, mandorle, nocciole, spezie (peperoncino, cannella, chiodi di garofano, cardamomo, anice, vaniglia, pistacchio, ecc.), whisky e rum ma anche arancio, ciliegie, menta e persino il sale marino, ha dato al cioccolato infinite possibilità espressive e incredibili declinazioni che vanno dai semplici biscotti, ai cioccolatini, dai prodotti da forno come torte e sfoglie, ai gelati ai budini e alle creme spalmabili, senza contare le incredibili variazioni sul tema rappresentate da blocchi e tavolette. Il suo consumo, a causa del piacere scatenato a livello di endorfine, induce benessere e migliora il tono dell’umoreaumentando in taluni anche il desiderio sessuale, e proprio per questo tende a dare dipendenza; tuttavia, al cioccolato vari studi hanno riconosciuto proprietà cardioprotettive (soprattutto quello fondente, perché il latte neutralizza gli effetti di alcuni flavonoidi che hanno effetto antiossidante). Senza contare che il burro di cacao è molto richiesto dalla cosmetica per la preparazione di creme, rossetti, lucidalabbra e emollienti e protettivi per le labbra. Per scoprire i mille segreti del cioccolato e gustare le infinite

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A Senigallia arriva Pane Nostrum 2019, il Festival dell’arte bianca

La festa internazionale dedicata all’alimento principe delle nostre tavole è in programma dal 27 al 29 settembre al Foro Annonario di Anna Rita Felcini Organizzato da Confcommercio Marche Centrali e C.I.A. – Confederazione Italiana Agricoltori con il supporto del Comune di Senigallia, è in programma dal 27 al 30 settembre nella cittadina conosciuta come “spiaggia di velluto” Pane Nostrum 2019, la festa internazionale dedicata all’alimento principe delle nostre tavole. Rinnovata quest’anno l’organizzazione dell’area dei forni a cielo aperto, divisa tra le lavorazioni del pane e quelle relative alla pizza. Aperta al pubblico, è uno dei luoghi più frequentati dalle persone perché i panificatori e gli chef che si alternano, oltre a svelare le procedure e le tecniche di preparazione, offrono preziosi consigli a chi ha voglia in casa di mettere le mani in pasta. Ci saranno, inoltre, tanti eventi con corsi e laboratori. L’obiettivo è riprendere la storia di questo nutrimento, quando era fondamentale per l’alimentazione e puntare ad una produzione made in Italy, con filiera corta, senza materia prima che viene dall’estero. Per i più esigenti sono state organizzate delle masterclass. Elis Marchetti, Fabrizio del Papa, Roberto Cantolacqua, Simone Bughi e Paolo Brunelli sono i professionisti che dal 28 al 30 terranno i corsi a pagamento e con posti limitati (info@panenostrum.com). Nelle vie limitrofe a piazza Del Duca, come tradizione, ci saranno numerosi stand di produttori, panificatori su tutti, che venderanno le proprie tipicità, eccellenze delle aziende agricole marchigiane. E poi ancora lo street food con le proposte culinarie più interessanti e di qualità, lo spazio pensato per i bambini tra attività, laboratori e giochi, e i convegni per i professionisti del settore.  Allora cosa aspettate, fatevi trasportare anche voi dai profumi e dal gusto delle migliori tradizioni panificatorie.
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Stress da rientro? Ecco i cibi che ci aiutano a superarlo

Per combattere il post vacation blues di settembre ecco alcuni consigli su alimentazione e abitudini per risollevare l’umore al rientro dalle ferie e in vista dell’autunno. di Anna Rita Felcini Malinconia, nervosismo, ansia, insonnia: chi non li ha mai provati al rientro dalle vacanze? Gli inglesi la chiamano post-vacation blues di settembre, ovvero una grande tristezza che colpisce adulti e bambini al ritorno dalla pausa estiva. Niente paura, lo “stress da rientro” in vista dell’autunno si può affrontare con il cibo e seguendo qualche utile consiglio per tornare alla routine. Vediamo insieme di cosa si tratta.Un’autorevole ricerca condotta dall’Università di Manchesterha confermato che se modifichiamo alcune abitudini alimentari e seguiamo una dieta ad hoc possiamo davvero impattare notevolmente sul nostro stato mentale. Mettendo a confronto i dati di oltre 46.000 persone, gli studiosi britannici hanno, infatti, scoperto che il miglioramento della dieta (ossia niente junk food, in favore di alimenti freschi e non conservati, ricchi di nutrienti e fibre) ha avuto un effetto positivo anche sulla salute mentale, attenuando i sintomi depressivi e gli stati ansiosi, in particolare post vacanze.Innanzitutto è fondamentale bandire da frigo e dispensa gli alimenti industriali, trasformati e conservati: portano i tessuti in acidosi, causano infiammazioni nell’organismo, bloccano il metabolismo favorendo l’aumento di peso e squilibrano i valori di insulina e tiroide.E non cercate compensazione nei cibi zuccherini e nei carboidrati raffinati, come pane bianco e prodotti da forno. Questi alimenti attivano un meccanismo per cui, subito dopo un momentaneo senso di appagamento, torna la fame, con umore in caduta libera. Ricordate che anche i cibi molto salati sono nemici del buonumore, dato che aumentano la pressione arteriosa e l’irritabilità.Scegliete invece il mood food, ovvero gli alimenti amici del buonumore che riducono l’ansia e tirano su il morale come funghi, mandorle, biete, anacardi, spinaci, cacao, cefalo

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Meduse: “signore dei mari” tra mito, pregiudizi e ricerca

Quello degli scifozoi è un mondo di meraviglia e fascinoso pericolo, eppure qualche elemento di conoscenza dovrebbe farcelo apprezzare di più. di Alberto Piastrellini Ogni anno, d’estate, rappresentano l’incubo dei bagnanti, capaci come sono di trasformare una bella giornata al mare in ore d’ansia – per lo più immotivata, ma tant’è – e una salutare nuotata in una sorta di percorso ad ostacoli: sono le meduse. Animali curiosi e affascinanti, il cui nome evoca il Mito greco della Gorgone, solo in taluni casi realmente e tragicamente pericolosi per la salute umana (la Chironex fleckeri miete diverse vittime in Australia ogni anno e la Cyanea capillata per la sua fosca fama è stata scelta da Sir Arthur Conan Doyle quale protagonista “dark” per un racconto di Sherlock Holmes), le meduse sono un esempio tangibile di quella “creatività” che l’evoluzione della vita ha prodotto sul nostro pianeta con risultati così stupefacenti da sembrare quasi “alieni”. Innanzi tutto, e non è cosa da poco, sono presenti nei mari del mondo da più di 500 milioni di anni e possono vantare, quindi una storia evolutiva di tutto rispetto; mica male per forme viventi costituite per la gran parte di semplice acqua (98%)! E tuttavia che meraviglia di organizzazione in quella poca massa di materia vivente! Apparentemente la loro fisiologia è molto semplice, tutte le forme delle meduse, infatti, sono riconducibili ad una specie di “sacchetto rovesciato” i cui margini inferiori sono ripiegati su loro stessi a formare una cavità interna rivestita che sfocia in un canale orale che ha la medesima funzione di bocca e ano. Dal margine superiore del “sacchetto rovesciato” si prolungano i tentacoli – o filamenti pescatori – che hanno funzione predatoria e difensiva. E qui scatta la meraviglia, perché, con le meduse, la Natura si è veramente sbizzarrita a creare

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Alimentazione e agricoltura: cereali resilienti per adattarsi ai cambiamenti climatici

In Toscana una sperimentazione “sul campo” per testare l’efficacia di scelte varietali diverse di cereali in grado di adattarsi alle diverse zone climatiche. Obiettivo: sostenibilità e resilienza. di Enrica Bobbio L’importanza della scelta varietale, tanto più nei cereali, è una questione fondamentale in agricoltura. Essa è riemersa con forza soprattutto con l’aumento delle superfici coltivate con metodo biologico o a basso input. Tuttavia, le varietà moderne frutto di selezioni eseguite in laboratorio e dalle multinazionali si adattano poco e male a questi tipi di coltivazione. L’agricoltura più sostenibile necessita quindi di varietà migliorate direttamente negli ambienti di coltivazione e che presentino un certo grado di eterogeneità in modo da rispondere meglio ai cambiamenti che di anno in anno si possono verificare nel campo dell’agricoltore. Questo è tanto più urgente se si considera che il fenomeno del cambiamento climatico influenza anche la quantità di nutrienti essenziali presenti nelle piante di cui ci cibiamo. Intatti, secondo un recente Studio pubblicato su Lancet Planetary Health e realizzato da ricercatori dell’International Food Policy Research Institute (IFPRI), sembra che grano, riso, mais, orzo, patate, soia e verdure sono tutti proiettati a subire perdite di nutrienti di circa il 3% in media entro il 2050 proprio a causa dell’elevata concentrazione in atmosfera di anidride carbonica. Sembra un paradosso ma se è vero che livelli più elevati di CO2 possono aumentare la fotosintesi e la crescita in alcune piante, è pur vero che l’effetto negativo si ha nella riduzione della concentrazione di nutrienti chiave nelle colture, soprattutto a carico di Proteine, ferro e zinco. In campo agricolo, nel settore dei cereali, dal 2010 sono stati realizzati vari Progetti europei di ricerca proprio per studiare l’efficacia dell’uso di popolazioni diverse; in Toscana, grazie al Progetto regionale: PS-GO n.° 46/2017 PSR la sperimentazione è partita da una popolazione di frumento

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Smartphone e rischio obesità: esiste una correlazione

Due recenti Studi accademici hanno evidenziato come l’utilizzo compulsivo e smodato degli smartphone induce a comportamenti che fanno aumentare il rischio del sovrappeso fino all’obesità. di Alberto Piastrellini Sedentaria, impigrita, rattrappita nella postura del collo, delle spalle, delle braccia e delle dita in perenne tensione verso smartphone e altri device portatili; l’umanità contemporanea ha ceduto alla tecnologia parte del suo sviluppo psicofisico con conseguenze molto negative nel breve e nel lungo periodo. Gli ultimi studi sugli effetti dell’uso compulsivo di smartphone non lasciano dubbi: non si rischia solo in termini di attenzione e concentrazione, ma anche in termini di peso corporeo e obesità. L’allarme arriva dall’America Latina, specificatamente dalla Facoltà di Scienze della Salute dell’Università Simón Bolívar di Barranquilla (Colombia), la cui Prof.sa. Miray Mantilla-Morrón, specialista in riabilitazione polmonare cardiaca e vascolare, ha redatto una ricerca specifica partendo dall’analisi di 1.060 studenti dell’ateneo colombiano. I risultati, presentati all’American College of Cardiology Latin America Conference 2019, dimostrano che nel target dei soggetti esaminati, quelli che hanno utilizzato il proprio smartphone per più di 5 ore al giorno, hanno raggiunto un rischio obesità superiore al 43% rispetto alla media. Non solo, in questi soggetti è stata riscontrata una maggior propensione all’assunzione inconsapevole di altre abitudini che pongono l’organismo più vulnerabile all’insorgenza di patologie cardiache. Il fatto è che l’utilizzo compulsivo e reiterato dello smartphone si coniuga ad uno stile di vita sedentario e, paradossalmente, maggiormente asociale (dal punto di vista fisico), il che, unito ad una alimentazione scorretta a base di junk-food così popolare nelle giovani generazioni, si traduce in minor attività fisica e accumulo di grassi pericolosi che determinano maggior probabilità di manifestazione di patologie quali, il diabete, le malattie cardiache, diversi tipi di cancro e problematiche a carico delle ossa e della muscolatura in generale. E i problemi aumentano soprattutto

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