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La vicenda tragica di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, resa immortale dal V Canto dell’Inferno di Dante Alighieri, non finì con la spada di Gianciotto. Nel contesto politico e sociale della Romagna del Trecento, il duplice omicidio ebbe strascichi umani, dinastici e legali di grande rilievo.
Gianciotto Malatesta: l’impunità e le seconde nozze
Giovanni Malatesta, detto Gianciotto (“lo Zoppo”), commise il duplice delitto tra il 1283 e il 1285. Trattandosi di un’azione a tutela dell’onore familiare nell’ambito dell’aristocrazia feudale, il fatto fu tollerato e insabbiato per non compromettere la stabilità delle alleanze politiche. Nessuna conseguenza legale o sociale: Gianciotto non subì alcun processo né condanna, né fu emarginato dalla vita pubblica. Proseguì regolarmente il suo ruolo di condottiero e statista, ricoprendo la carica di Podestà in importanti comuni quali Pesaro e Faenza. Circa uno o due anni dopo il delitto, si risposò con la nobildonna ravennate Zambesina dei Cavalcanti, dal quale ebbe altri cinque figli (Malatestino, Guido, Ramberto, Gentile, Galeotto e Lucia), garantendo la continuità del suo ramo dinastico fino alla sua morte, avvenuta nel 1304. Gianciotto quindi nonostante commise un delitto passionale, non subì conseguenze legali né sociali; all’epoca i delitti d’onore nell’ambito dell’aristocrazia feudale erano spesso tollerati o insabbiati per non turbare le alleanze politiche tra la nobiltà.
Orabile Beatrice di Giaggiolo e la vendetta familiare
Paolo Malatesta (“il Bello”) era sposato dal 1269 circa con Orabile Beatrice, erede della Contea di Giaggiolo nell’Appennino forlivese, dalla quale aveva avuto due figli: Uberto e Margherita. A differenza di Gianciotto, Orabile non contrasse mai nuove nozze.
Scelse di rimanere vedova, gestendo in prima persona i possedimenti territoriali e la giurisdizione feudale del feudo di Giaggiolo. Si dedicò interamente all’educazione e alla protezione dei due figli fino alla sua morte, avvenuta intorno al 1292. Non cercò mai la vendetta nei confronti del cognato. Le conseguenze dell’omicidio si prolungarono nella generazione successiva tramite il figlio di Paolo, Uberto Malatesta, divenuto Conte di Giaggiolo alla morte della madre Orabile.
Animato da un profondo desiderio di vendetta per l’uccisione del padre, Uberto si contrappose duramente allo zio Gianciotto e al resto della famiglia Malatesta, arrivando a stringere alleanze con la fazione opposta dei ghibellini. La faida familiare insanguinò la regione per decenni, finché lo stesso Uberto trovò la morte nel 1324, assassinato a sua volta in una congiura contadina e familiare ordita dai Malatesta.

Inquadramento storico: il delitto d’onore
L’assenza di punizione per Gianciotto dimostra come l’uccisione della moglie e del cognato fosse considerato un’azione legittima a tutela della reputazione della casata. Questo principio patriarcale, nato dalle consuetudini romane e feudali, si è formalizzato nella legislazione italiana fino al Novecento attraverso l’Articolo 587 del Codice Penale (Codice Rocco del 1930), che concedeva forti sconti di pena per chi uccideva il coniuge, la figlia o la sorella per motivi d’onore. Il delitto d’onore è stato abrogato in Italia soltanto con la Legge n. 442 del 5 agosto 1981.
Paolo e Francesca nell’Arte figurativa
La trasformazione della cronaca medievale in mito romantico si riflette nelle arti figurative tra il Neoclassicismo e il Romanticismo. Moltissimi artisti famosi si sono cimentati nel dipingere e scolpire nel marmo l’amore e la morte passionale dei due amanti.
Non basterebbe, infatti, un’enciclopedia per descrivere tutte le opere d’arte sulla storia d’amore e morte di Paolo e Francesca.
Ary Scheffer dipinse Le ombre di Paolo e Francesca (1835), uno dei quadri più iconici del Romanticismo. Raffigura i due amanti all’Inferno, abbracciati e avvolti in un velo leggero, mentre fluttuano davanti agli sguardi di Dante e Virgilio.
A Milano alla Galleria d’Arte Moderna si può ammirare il bellissimo quadro di Mosè Bianchi del 1877, dal titolo Paolo e Francesca. I due sfortunati amanti sono raffigurati in volo, nudi e avvolti dalla vita in giù da teli neri su sfondo oro.
Gaetano Previati ci ha lasciato un importante dipinto conservato alla Pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo, intitolato Paolo e Francesca.
In quest’opera del 1887, l’artista ha colto il tragico momento della morte (o dell’assassinio) dei due amanti per mano di Gianciotto Malatesta, marito di Francesca. Una spada conficcata nella schiena di Paolo trafigge anche Francesca, uccidendo entrambi.
Rosa Maria Garofalo



