La buona educazione: una sfida quotidiana per le donne

Loading

C’è una sensazione strisciante che molte donne, a prescindere dall’età o dal percorso di vita, condividono con sempre maggiore frequenza: la sensazione di sentirsi sottilmente fuori tempo. Accade quando si sceglie la misura anziché il clamore, il rispetto al posto della prevaricazione, l’educazione in luogo dello scontro sguaiato.

L’arroganza è scambiata per forza di carattere

C’è stato un momento, nella nostra cultura, in cui il garbo e la buona educazione erano considerati un pregio indiscutibile, sia per le donne e sia per gli uomini.

Oggi, osservando la realtà che ci circonda, sembra quasi che a quelle virtù sia stato applicato un costo. Basta guardarsi attorno per notare un paradosso diffuso.

Sui social network, come nelle riunioni di lavoro, tra i banchi di un’aula o persino nelle dinamiche familiari e di vicinato, chi alza la voce, si mette in mostra con ostentazione e usa toni aggressivi sembra ottenere corsie preferenziali. Il problema risiede in un grande fraintendimento della nostra epoca: l’aver confuso l’assertività con la prepotenza.

Nel giusto tentativo di affermare la propria autonomia, si finisce per scambiare la maleducazione per “forza di carattere“. Di contro, la gentilezza e la riservatezza sono erroneamente interpretate come segnali di debolezza o mancanza di grinta.

Infatti, le donne educate e gentili, in questa epoca moderna, sono considerate deboli e senza carattere, nella stragrande maggioranza delle volte.

Questo meccanismo non nasce dal nulla, ma è alimentato ogni giorno da ciò che vediamo intorno a noi. Chi si comporta male o usa toni sguaiati, raramente, ne paga le conseguenze; al contrario, è spesso premiato con visibilità e successo.

È un atteggiamento che parte dall’alto e che coinvolge personaggi pubblici, VIP, cantanti e persino il mondo della politica. Invece di offrire un esempio di rispetto e misura, chi sta sotto i riflettori punta spesso sul clamore, sulla provocazione e sull’incontinenza verbale pur di far parlare di sé. Questo modello sgradevole si riflette poi inevitabilmente sulla gente comune, autorizzando comportamenti prepotenti anche nella vita di tutti i giorni.

La fatica silenziosa di chi sceglie l’educazione


Mantenere la propria educazione e anche la compostezza richiede oggi una dose notevole di resistenza emotiva. Significa accettare di non cedere alla tentazione del “chi urla più forte, vince”, anche quando si vede premiare chi usa scorciatoie poco nobili.

È una fatica quotidiana che comporta spesso un senso di frustrazione o d’isolamento, sia sul posto di lavoro sia nelle relazioni personali.

Spesso nel mondo del lavoro, la collega prevaricatrice, manipolatrice e maleducata, avanza più facilmente nella carriera, a differenza della collega più riservata e timida.

Molto spesso dinamiche simili si riscontrano anche nella sfera interpersonale e affettiva.

Quando due personalità diverse si trovano a confrontarsi, capita di frequente che l’attenzione sia catturata da chi agisce con maggiore invadenza o sfrontatezza, a discapito di chi esprime riservatezza. Sebbene non si tratti di regole universali, è innegabile come l’apparenza e l’esuberanza riescano, almeno in un primo momento, a colpire e a fare presa più facilmente.

Essere donne assertive, invece, non ha nulla a che vedere con la prepotenza o voler avere ragione a tutti i costi. Fare i propri interessi danneggiando gli altri e usare toni violenti per sminuire il prossimo, non è forza di carattere, è brutalità a tutti gli effetti.

Purtroppo questo schema comportamentale non è solo una prerogativa di questi tempi, anche nel passato l’arroganza era confusa con la forza di carattere, ma il substrato sociale stigmatizzava e isolava i comportamenti di questo genere. Cosa che non accade oggi, dove chi urla più forte, è visto come un vincente.

Tutto questo riflette perfettamente il momento storico che stiamo vivendo, un’epoca in cui la gentilezza è superficialmente bollata come una debolezza. Eppure, c’è una verità profonda che merita di essere riaffermata: la vera autorevolezza non ha mai bisogno di essere sguaiata. Continuare a essere donne gentili, educate e riservate non è un limite da correggere per uniformarsi alle mode, ma un valore inestimabile. In un mondo che fa continuo baccano, la gentilezza resta la forma più alta e rivoluzionaria di eleganza.

Rosa Maria Garofalo

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *