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Seconda parte
Sacerdotessa di Argo, amata da Zeus e trasformata in giovenca bianca per sfuggire alla vendetta di Era, moglie del re dell’Olimpo. Una figura mitologica complessa per la sua influenza nella cultura e nella Storia dell’Arte. Quest’articolo è la seconda e ultima parte.
Epoca romana, il Rinascimento e Correggio
Il mito di Io, ricco di pathos, sensualità e viva tensione drammatica, ha affascinato artisti di ogni epoca, dall’antichità classica fino al Barocco e all’era moderna.
Nei dipinti murali e negli affreschi romani, come quelli celebri rinvenuti a Pompei nella Casa del Citaredo o all’interno del Tempio di Iside, Io è spesso raffigurata nel momento solenne del suo arrivo in Egitto mentre è accolta dalla dea Iside, oppure mentre giace custodita dal gigante Argo con l’incombente figura di Ermes che si avvicina di soppiatto.
Nel Rinascimento, l’opera pittorica più celebre in assoluto dedicata a questo racconto mitologico è il capolavoro intitolato Giove ed Io, realizzato tra il 1530 e il 1532 da Antonio Allegri detto il Correggio e oggi conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
In questa tela sensuale e straordinariamente vaporosa, l’artista raffigura il momento culmine della seduzione. Zeus non appare in forme umane ma si scioglie in una morbida nube d’ombra e di fumo che avvolge e abbraccia il corpo nudo e abbandonato della fanciulla, lasciando intravedere soltanto un volto spettrale nell’atto di baciarla.
Il Barocco: Rubens e Rembrandt
Nel Seicento, i grandi maestri della pittura barocca preferirono concentrarsi sugli aspetti più drammatici e dinamici della vicenda. Peter Paul Rubens dipinse Mercurio e Argo, cogliendo con grande maestria il momento di tensione in cui il dio addormenta il gigante con la musica prima di procedere alla liberazione della giovenca.
Allo stesso modo, Rembrandt e i pittori della sua scuola esplorarono a più riprese il tema della gelosia di Giunone e la metamorfosi di Io, mettendo in risalto il netto contrasto visivo tra la natura umana e quella animale. A differenza del Rinascimento, dove prevaleva la rappresentazione dell’amplesso mitologico tra Giove e la ninfa, gli artisti hanno preferito il contrasto psicologico: la scaltrezza e l’astuzia di Mercurio opposte al sonno fatale di Argo, uniti alla resa naturalistica degli animali e dei paesaggi campestri.
L’età Neoclassica e Moderna
In epoca neoclassica, scultori e pittori tornarono a rappresentare la metamorfosi con toni più lirici e tragici, ponendo spesso l’accento sull’espressività patetica dello sguardo della giovenca, che continua a conservare al suo interno l’anima e l’intelligenza della donna intrappolata nella forma bestiale.
Un artista olandese contemporaneo, Tom Hageman, vivente e tuttora attivo, ha dipinto un quadro surrealista sul mito di Io.
L’opera è stata eseguita nel 2016 e raffigura la ninfa Io (trasformata da Giove in una giovenca, qui resa con un corpo femminile e la testa di mucca) insieme con Argo dai cento occhi, la cui figura è interamente ricoperta di bulbi oculari. Il quadro fa parte di una collezione privata.
Naturalmente descrivere tutte le opere artistiche ispirate al mito di Io, non basterebbe un libro intero. Con quest’articolo si è voluto offrire una breve panoramica sull’importanza di questo personaggio femminile della mitologia greca e sulla sua grande influenza nella Storia dell’Arte.

Rosa Maria Garofalo






