Ilaria del Carretto: simbolo di amore e fragilità

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Tra le figure femminili più affascinanti del Medioevo italiano, Ilaria del Carretto continua a incantare visitatori e studiosi grazie al celebre monumento funebre custodito nella Cattedrale di San Martino a Lucca. La sua storia, breve e segnata dal destino, è diventata simbolo di bellezza, amore e fragilità della condizione femminile nel tardo Medioevo.

Chi era Ilaria del Carretto

Ilaria del Carretto nacque intorno al 1379 da Carlo I del Carretto, marchese di Zuccarello, appartenente a una delle più importanti famiglie nobili della Liguria occidentale.
Nel 1403 sposò Paolo Guinigi, signore di Lucca. Il matrimonio aveva un importante valore politico, ma le cronache suggeriscono anche un sincero legame affettivo tra i due.
Ilaria morì nel 1405, a circa ventisei anni, dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio.

La sua scomparsa lasciò un profondo dolore nel marito, che volle celebrarne la memoria con uno dei più straordinari monumenti funerari del Rinascimento nascente: il magnifico sarcofago della Cattedrale di Lucca, considerato uno dei capolavori assoluti della scultura italiana.
Fu realizzato tra il 1406 e il 1408 da Jacopo della Quercia, uno dei più grandi scultori italiani del primo Rinascimento. L’artista raffigurò Ilaria distesa sul coperchio del sarcofago con un’espressione serena, quasi addormentata. La straordinaria morbidezza delle pieghe dell’abito, la delicatezza del volto e il piccolo cane ai suoi piedi, simbolo di fedeltà coniugale, fa di quest’opera uno dei vertici della scultura funeraria europea.
L’opera colpisce ancora oggi per il delicato equilibrio tra realismo e idealizzazione.

Non rappresenta semplicemente una defunta, ma una donna colta nell’eterno riposo, trasformata in immagine di grazia e bellezza senza tempo.

Morire di parto nel Medioevo

Secondo la tradizione storica più accreditata, Ilaria del Carretto morì a seguito delle complicazioni legate al parto del suo secondo figlio. Una sorte purtroppo comune per le donne dell’epoca.
Nel Medioevo e anche nei periodi successivi, la gravidanza e il parto rappresentavano momenti molto rischiosi. Le conoscenze mediche erano limitate e l’assistenza alle partorienti era affidata soprattutto alle levatrici, che trasmettevano il proprio sapere attraverso l’esperienza pratica.
Le principali cause di morte erano le emorragie, le infezioni puerperali e le complicazioni dovute a parti difficili. Anche nelle famiglie nobili il rischio rimaneva elevatissimo.

La mortalità materna era una realtà quotidiana e molte donne affrontavano la maternità sapendo che ogni gravidanza poteva mettere in pericolo la loro vita.

Un simbolo eterno della memoria femminile

A oltre seicento anni dalla sua morte, Ilaria del Carretto continua a parlare al presente.

La sua vicenda racconta la condizione delle donne nell’antichità, spesso chiamate a garantire la continuità dinastica delle famiglie nobili pagando talvolta il prezzo più alto.
Il suo monumento funebre non è soltanto una straordinaria opera d’arte: è anche la testimonianza di una giovane donna la cui memoria è riuscita a sopravvivere ai secoli, trasfigurando una tragica morte in una delle immagini più poetiche e commoventi della Storia dell’Arte italiana.  

Ilaria del Carretto si trovò esattamente sul crinale tra due epoche, incarnando alla perfezione la transizione dal tardo Medioevo (il cosiddetto Gotico internazionale) al primo Rinascimento.

Lo splendido monumento funebre di Ilaria conservato nella Cattedrale di Lucca, è considerato all’unanimità uno dei capolavori assoluti che aprono la strada al primo Rinascimento.

Una statua moderna in bronzo di Ilaria del Carretto è stata eretta nel 2007 nel paese natale della giovane, Zuccarello in provincia di Savona.

Rosa Maria Garofalo

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