Rea Silvia, la madre dell’antica Roma

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Rea Silvia, figura leggendaria della mitologia romana, è la madre dei gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma. Secondo la tradizione, era figlia di Numitore re di Alba Longa, un’antica città del Lazio centrale.

Chi era Rea Silvia

La sua vicenda è strettamente legata alla lotta per il potere tra suo padre e suo zio Amulio, il fratello minore di Numitore. Amulio usurpò il trono e, per assicurarsi che la discendenza di Numitore non minacciasse il suo potere, costrinse Rea Silvia a diventare una vestale, consacrandola al culto della dea Vesta.

In questo ruolo, le era imposto di mantenere la castità per tutta la vita. Tuttavia, secondo il mito, il dio Marte s’innamorò di lei e la rese madre dei gemelli Romolo e Remo.

Scoperta la gravidanza, Amulio ordinò che Rea Silvia fosse punita e che i neonati fossero abbandonati nel Tevere per essere eliminati.

Il destino però aveva altri piani: i gemelli furono salvati da una lupa, che li allattò e li protesse, fino a quando un pastore di nome Faustolo li trovò e li allevò.

Sulla punizione e poi morte di Rea Silvia ci sono varie versioni del suo mito, secondo alcuni essa fu gettata dallo zio Amulio nel Tevere, ma il dio del fiume se ne innamorò e la salvò.

In un’altra versione invece lo zio la fece incarcerare su richiesta della sua unica figlia, cresciuta insieme a Rea e ordinò a una serva di uccidere Romolo e Remo.

Un’altra versione ancora riporta che invece lei morì di stenti imprigionata. La serva ne ebbe pietà, mise i due figli di Rea Silvia in una cesta e li affidò alle acque del Tevere. Sempre Livio, scrittore latino, racconta invece che l’ordine di gettare i gemelli al fiume venne da Amulio.

La cesta, prodigiosamente, navigò tranquilla per il fiume e si arenò nel luogo, dove più tardi i gemelli avrebbero fondato Roma. Il mito dei gemelli Romolo e Remo, messi in una cesta e salvati dalle acque, richiama l’episodio biblico di Mosè salvato dalle acque.

Nel passato, leggende, miti e storie reali si sono annodati dando origine a racconti che sono arrivati fino ai giorni nostri.

Il ruolo di Rea Silvia è rappresentativo nel mito fondativo di Roma: rappresenta la figura della madre che, pur priva di voce e libertà a causa delle macchinazioni politiche, è centrale nel creare chi cambierà il corso della storia. Rea Silvia incarna dunque una donna vittima delle circostanze ma al tempo stesso cardine di un racconto mitico che celebra la resilienza e la forza del destino

Il mito di Rea Silvia e la Storia dell’arte

Naturalmente, il mito cosi importante della madre dei fondatori di Roma, ha ispirato diversi artisti nel corso dei secoli e la figura di Rea Silvia è stata immortalata in splendide opere d’arte.

Il grande scultore Jacopo della Quercia ci ha lasciato una statua raffigurante Rea Silvia come una madre insieme ai suoi gemelli. L’opera faceva parte della decorazione originale della Fonte Gaia di Siena. Oggi si può ammirare nel Complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena.

Tra i grandi pittori che hanno immortalato Rea Silvia, figurano Francesco Melzi d’Eril e Peter Paul Rubens. L’opera di Melzi d’Eril, conservata al Bonnefantenmuseum di Maastricht, è attribuita al secondo quarto del Cinquecento. Nella tela la vestale Rea Silvia è raffigurata come una ninfa in un paesaggio bucolico, con montagne e lo skyline di una città sullo sfondo. Rea Silvia indossa una veste impalpabile e trasparente che lascia intravedere le sue forme femminili, avvolta in un mantello rosso che concentra l’attenzione sull’immagine. L’opera emana serenità e una dolce sensualità.

Nel dipinto di Rubens, Marte e Rea Silvia, il grande artista immortala l’incontro tra i futuri genitori di Romolo e Remo. Rea Silvia è ritratta come giovane dallo sguardo timido, con una mano sul cuore, consapevole di dover preservare la sua castità di vestale nonostante l’amore travolgente per Marte. L’amore tra Marte e Rea Silvia supera tabù e divieti. Tre colori dominano la scena: il mantello rosso di Marte, e la veste bianca di Rea Silvia con il mantello giallo dorato. Il rosso richiama la guerra e la passione amorosa; il bianco simboleggia la purezza; l’oro segnala la regalità. I due gemelli che nasceranno da Marte e Rea Silvia saranno semidei. L’opera è esposta al Liechtenstein Museum di Vienna.

Rosa Maria Garofalo

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