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Nella mitologia greca, la storia di Cadmo e Armonia è una delle più dense di significati simbolici: un racconto che intreccia fondazione e distruzione, ordine e violenza, dono divino e maledizione ereditaria.
Cadmo, lo straniero che fonda
Cadmo era un eroe atipico. Fenicio di origine, figlio del re Agenore, arrivò in Grecia non per conquista ma per ricerca sulle tracce della sorella Europa, rapita da Zeus.
Quando l’oracolo di Delfi gli impose di abbandonare l’inutile inseguimento e di seguire una vacca fino al luogo in cui si sarebbe fermata, Cadmo obbedì. Lì sorse Tebe, una delle città più importanti del mondo greco.
La fondazione della città non fu pacifica. Cadmo uccise il drago sacro ad Ares, custode di una fonte, e ne seminò i denti nel terreno: da essi nacquero gli Sparti, guerrieri armati che si massacrarono tra loro fino a quando solo pochi sopravvissero. Da questi discenderà l’aristocrazia tebana. La civiltà nacque, dunque, da un atto di violenza e da una colpa sacrale: Cadmo uccise una creatura divina. Questa colpa non sarà mai completamente espiata.
Armonia, la sposa divina
Per compensare l’offesa ad Ares, gli dèi concessero a Cadmo una sposa straordinaria: Armonia, figlia di Ares e Afrodite. Il loro matrimonio fu uno dei rarissimi esempi di nozze celebrate da tutte le divinità dell’Olimpo. Un evento cosmico, quasi un tentativo degli dèi di ristabilire l’equilibrio.
Armonia non era soltanto una figura femminile: era un principio. Incarnazione dell’ordine che nasce dall’unione degli opposti – guerra e amore, violenza e bellezza – Armonia rappresentava la speranza che dal caos potesse scaturire una forma di ordine e pace.
Tra i regali di nozze spiccarono un peplo e una collana forgiata da Efesto. Ogni oggetto creato dal dio fabbro portava in sé il segno del risentimento e della ferita: Efesto non dimenticò il tradimento di Afrodite, e maledì tutti i discendenti di Armonia e Cadmo.
La collana di Armonia divenne così uno degli oggetti maledetti più celebri della mitologia. Passando di mano in mano – da Semele a Giocasta, fino ad Alcmeone ed Erifile – porterà rovina, follia e morte. Divenne il simbolo di una bellezza che seduce e distrugge, di un’armonia solo apparente.
Alla fine, Cadmo e Armonia, ormai stanchi e colmi di dolore, furono trasformati in serpenti. Non fu una punizione pura, ma una metamorfosi che li riportò all’origine: al drago ucciso, alla terra, al ciclo eterno.

Il mito di Armonia e Cadmo in Storia dell’Arte
Un mito così importante è stato oggetto di diverse opere d’arte, dall’antichità fino al Rinascimento e anche in epoca moderna.
Nel vasellame e nella medaglistica dell’antica Grecia, il mito di Armonia e Cadmo è raffigurato su numerosi vasi e su medaglie di bronzo; lo stesso mito è associato al dono malefico della collana. Nel Rinascimento, grazie alla riscoperta della mitologia greca e romana, il tema delle due divinità trasformate in serpenti si riscontra principalmente sulle ceramiche. Nel Museo della Ceramica di Faenza, si può ammirare un bellissimo piatto istoriato della bottega di Virgiliotto Calamelli, datato nella seconda meta del XVI secolo.
In un ambiente campestre con antiche rovine classiche, al centro si può ammirare la dea Armonia, meta donna e metà serpente attorcigliata al marito Cadmo diventato anche lui un serpente.
Hendrick Goltzius, pittore olandese del primo Barocco, noto anche come Manierismo nordico (XVI secolo e inizio del XVII), raffigura il mito di Cadmo mentre uccide il drago del dio Ares. Questo dipinto è conservato a Copenaghen, presso lo Statens Museum for Kunst.
Il tema dell’uccisione del drago ricorrerà in seguito nelle arti visive soprattutto in opere religiose, da mito pagano dell’antica Grecia, è trasformato in un simbolo del Cristianesimo.
Invece la pittrice inglese Evelyn De Morgan ci ha lasciato un bellissimo dipinto che rappresenta la dea, completamente nuda, insieme al marito Cadmo tramutato in serpente.
Il dipinto si trova in Yorkshire UK, fa parte della De Morgan Collection nel Museo Cannon Hall, nella città di Barnsley.
Rosa Maria Garofalo







