Galatea e Aci, una contrastata e tragica storia d’amore

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Nel mondo della mitologia greca, poche storie d’amore hanno la dolcezza e la tragedia di quella tra Galatea e Aci, narrata soprattutto da Ovidio nelle Metamorfosi. È un racconto che unisce il paesaggio marino alla vita pastorale, e che finisce con una trasformazione che rende l’amore eterno, ma non nel modo in cui gli amanti avrebbero desiderato.

Galatea, ninfa del mare e il pastore Aci

Galatea era una nereide, una delle cinquanta figlie del dio marino Nereo e di Doride.

Le Nereidi abitavano il mare e lo personificavano nella sua forma più armoniosa e luminosa: onde calme, acque limpide, riflessi di luce. Galatea, in particolare, è spesso descritta come una ninfa bellissima, associata alla trasparenza e alla purezza del mare.

La sua vita si svolgeva tra i flutti, in un mondo lontano dagli uomini, ma non del tutto separato da loro. Ed è proprio sulla costa della Sicilia che il suo destino s’intreccia con quello di un giovane mortale.

Aci era un giovane pastore, figlio del dio Pan e della ninfa Simetide (secondo alcune versioni del mito). Viveva tra le colline e le coste della Sicilia, in un paesaggio, dove mare e terra si sfiorano continuamente.

Era un ragazzo semplice ma dotato di una bellezza e di una dolcezza che colpirono immediatamente Galatea. Tra i due nacque un amore puro, fatto d’incontri segreti tra le onde e le rocce, dove il confine tra mondo marino e umano sembrava dissolversi.

Polifemo e la gelosia distruttiva

L’equilibrio di questa storia d’amore fu spezzato dall’intervento di Polifemo, il ciclope.

Nella versione più nota del mito, il gigante era innamorato di Galatea, ma il suo aspetto terribile e la sua natura selvaggia lo rendevano incapace di essere ricambiato.

Polifemo osservava da lontano Galatea e Aci, consumato da una gelosia sempre più violenta. L’amore che non poteva ottenere si trasformò in rabbia.

Un giorno, accecato dal dolore e dalla frustrazione, il ciclope scagliò un enorme masso contro Aci, uccidendolo.

Il dolore di Galatea fu immenso, ma nella mitologia, la morte non è mai un punto definitivo: è spesso un passaggio. Per pietà o per amore, gli dèi trasformarono Aci in un fiume.

Il giovane pastore divenne così il corso d’acqua che scende dall’Etna verso il mare, unendo per sempre la sua esistenza a quella di Galatea.

Da quel momento, ogni volta che il fiume Aci si getta nel mare, si racconta che stia ancora abbracciando la sua amata ninfa.

Galatea e Aci in Storia dell’Arte

Il mito di Galatea e Aci e la loro tragica storia d’amore hanno lasciato il segno sulle arti figurative. Molti artisti, alcuni molto famosi, si sono cimentati in dipinti e statue che si possono ammirare in diversi musei del mondo. Anche molte fontane pubbliche hanno raffigurato artisticamente il tragico mito di questi innamorati.

Tra i pittori più famosi ci sono Nicolas Poussin e Luca Giordano. Entrambi hanno dipinto un quadro sulla storia d’amore fra Galatea e Aci, in un ambiente idilliaco e sereno.

Il quadro di Nicolas Poussin del 1628 si può ammirare alla Galleria Nazionale d’Irlanda a Dublino. Il quadro di Luca Giordano è del 1685, conservato in Francia, alla Fondazione Bemberg di Tolosa.

Altri pittori invece hanno voluto rimarcare la tragicità della storia d’amore fra Galatea e Aci, rappresentando il momento tragico dell’irruzione del geloso Polifemo mentre uccide il giovane pastore siciliano.

Tra questi, il quadro di Pompeo Batoni del 1761, intitolato Aci e Galatea attaccati da Polifemo, conservato a Stoccolma, al Museo Nazionale delle Belle Arti di Svezia. 

Invece in Sicilia, ad Acireale, un bellissimo gruppo scultorio dedicato ad Aci e Galatea, si può ammirare nel parco di Villa Belvedere. Il bozzetto originale in gesso, dello scultore Rosario Anastasi, è conservato nella Pinacoteca Zelantea di Acireale.

La copia di marmo, che si trova nel parco della Villa Belvedere, è stata scolpita nelle officine artistiche Pierotti & C. di Pietrasanta (Lucca), è  stata ambientata su progetto dell’architetto siciliano Vito Messina nel 1970.

La composizione artistica con una vasca d’acqua, sta significare lo sfortunato epilogo e la metamorfosi dei due amanti.

Rosa Maria Garofalo

 

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