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Per una donna dell’antica Grecia o di Roma, il parto rappresentava uno dei momenti più importanti e pericolosi della vita. Molto prima dell’invenzione degli ospedali, degli antibiotici e delle moderne tecniche ostetriche, mettere al mondo un figlio significava affidarsi all’esperienza delle donne, alla benevolenza degli dèi e, non di rado, alla fortuna.
Il parto, differenza tra donne ricche e povere
Nella stanza rischiarata dalla luce tremolante delle lampade a olio, l’aria è densa di attesa. Una donna stringe tra le mani un lembo della sua veste mentre il dolore delle contrazioni attraversa il suo corpo come un’onda inarrestabile. Attorno a lei si muovono altre donne: la madre, una sorella, forse una schiava fidata. Al centro della scena c’è l’ostetrica, il volto segnato dall’esperienza, le mani sicure di chi ha accompagnato alla nascita decine di bambini. Fuori dalla porta, il mondo continua il suo corso. Dentro quella stanza, invece, si combatte una battaglia antica quanto l’umanità: quella della nascita.
Per una donna dell’antichità, partorire rappresentava uno dei momenti più delicati e pericolosi della propria vita. Mettere al mondo un figlio significava affidarsi all’esperienza delle altre donne, alla benevolenza degli dèi dell’Olimpo e, non di rado, al caso o alla fortuna. La mortalità delle partorienti e dei neonati era altissima e per questo motivo le donne si affidavano e imploravano le dee della maternità.
Nella Grecia antica le partorienti invocavano Eileithyia (Ilizia), dea del parto e della maternità. A Roma, invece, si rivolgevano a Giunone Lucina, protettrice delle nascite, affinché il travaglio fosse rapido e il bambino nascesse sano e salvo. La dimensione religiosa accompagnava ogni fase della gravidanza e del parto, e nessuno poteva dare per scontato un esito felice.
A sostenere concretamente le donne erano però le ostetriche. In Grecia erano chiamate maiai, mentre a Roma erano note come obstetrices. Si trattava di figure femminili esperte che avevano acquisito le proprie conoscenze attraverso anni di pratica. Osservavano il decorso della gravidanza, assistevano durante il travaglio e conoscevano rimedi, posizioni e tecniche tramandate da generazioni.
Le donne più ricche potevano contare su un’assistenza migliore. Nelle case aristocratiche il parto avveniva in ambienti preparati appositamente, con la presenza di più ancelle e talvolta di diverse ostetriche. Le famiglie più benestanti avevano inoltre la possibilità di consultare medici qualificati qualora si presentassero complicazioni.
Per le donne povere, invece, la realtà era molto diversa. Il parto si svolgeva spesso in abitazioni modeste, con pochi aiuti e strumenti essenziali. A volte l’unico sostegno era rappresentato da una vicina, da una parente anziana o da un’ostetrica del quartiere.
Nelle campagne, le conoscenze erano affidate soprattutto alla tradizione orale e all’esperienza collettiva delle donne della comunità.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i medici dell’antichità non erano i protagonisti della nascita. Il parto era considerato principalmente una questione femminile. I medici uomini intervenivano soprattutto nei casi difficili o quando accadevano complicazioni.
Medicina antica
Tra i più importanti studiosi del mondo antico vi fu Sorano di Efeso, vissuto tra il I e il II secolo d.C., autore di un celebre trattato di ginecologia. Le sue opere descrivono con sorprendente precisione le qualità che doveva possedere una buona ostetrica, le posizioni più adatte per il travaglio e le modalità di assistenza alla partoriente.
Esistevano inoltre medici specializzati nelle pratiche chirurgiche, ma le loro possibilità d’intervento erano limitate dall’assenza di anestesia, disinfezione e antibiotici. Anche il taglio cesareo era conosciuto, ma era eseguito quasi esclusivamente quando la madre era già morta o in fin di vita, nel tentativo di salvare il bambino.
Il parto nell’antichità era dunque un evento sospeso tra paura e speranza, tra sapere umano e protezione divina. Eppure, nonostante i secoli trascorsi, qualcosa è rimasto immutato: il coraggio delle donne che affrontano il momento della nascita dei propri figli.
Dietro ogni bambino venuto al mondo nell’antica Grecia, oppure a Roma, vi erano mani femminili che sostenevano, confortavano e guidavano. Mani spesso dimenticate dalla grande storia, ma che hanno accompagnato l’umanità lungo il suo cammino fin dall’alba dei tempi.
Note per i lettori
Quando si parla di ‘medici’ nell’antica Grecia e Roma, non bisogna immaginare professionisti paragonabili ai medici odierni. Pur esistendo figure colte e preparate, spesso formate nelle scuole mediche del tempo, le loro conoscenze erano limitate rispetto agli standard moderni. Non avevano antibiotici, anestesia, esami diagnostici, sterilizzazione degli strumenti o conoscenze approfondite dell’anatomia e delle infezioni. Molte cure si basavano sull’osservazione, sull’esperienza pratica e sulle teorie mediche dell’epoca, alcune delle quali oggi sono state superate. Tuttavia, per il loro tempo, rappresentavano il meglio delle conoscenze disponibili e contribuirono a gettare le basi della medicina occidentale.
Rosa Maria Garofalo







