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Nel pieno del Rinascimento italiano, Vittoria Colonna fu una delle più importanti poetesse del Cinquecento, capace di conquistare il rispetto di artisti, letterati e uomini di Chiesa.
Chi era Vittoria Colonna
Vittoria Colonna nasce a Marino, attorno al 1490 da una delle famiglie più potenti e influenti dell’aristocrazia romana: i Colonna.
Figlia di Fabrizio Colonna, grandissimo condottiero, e di Agnese di Montefeltro (figlia del celebre duca di Urbino), Vittoria cresce immersa nel cuore della politica e della cultura del Rinascimento italiano e riceve un’educazione umanistica straordinariamente raffinata. Impara il latino, studia i classici e la teologia, sviluppando fin da giovanissima una spiccata sensibilità letteraria.
Com’era consuetudine per le nobildonne dell’epoca, a soli quattro anni è promessa in sposa a Fernando Francesco d’Avalos (detto Ferrante), marchese di Pescara.
Quello che era nato come un freddo calcolo politico e diplomatico tra famiglie si trasforma con gli anni in un autentico e profondo legame d’amore. I due si sposano nel 1509 a Ischia: la loro unione è nutrita da stima reciproca, affetto sincero e una forte sintonia intellettuale, sebbene le frequenti campagne militari tengano Ferrante spesso lontano di casa. Nel 1525 giunge la svolta drammatica: Ferrante muore a soli trentacinque anni per le ferite riportate nella battaglia di Pavia. Sconvolta dal dolore e senza figli, Vittoria rifiuta di risposarsi e sceglie di ritirarsi in ambienti religiosi e conventuali, pur senza pronunciare i voti. È proprio in questa solitudine che avviene la sua metamorfosi artistica: Vittoria trasforma il dolore della perdita dell’uomo che amava nella fonte primaria della sua ispirazione poetica. Inizialmente canta l’amore romantico e la memoria del marito scomparso rielaborando il modello petrarchesco. In seguito, la sua poetica evolve verso temi profondamente religiosi e filosofici, sviluppando le celebri Rime spirituali. Vittoria diventa così la prima donna le cui poesie sono stampate e ampiamente diffuse in Italia, affermandosi come una figura centrale del panorama letterario rinascimentale.

Vittoria Colonna e Michelangelo: un’amicizia che unì poesia, arte e spiritualità
L’incontro tra Vittoria Colonna e Michelangelo Buonarroti avviene a Roma intorno al 1536. Lei ha circa quarantasei anni ed è una poetessa di fama riconosciuta; lui ne ha più di sessanta, è l’artista più celebrato d’Europa, ma è anche un uomo schivo, tormentato e profondamente inquietato da questioni religiose. Tra i due nasce un’intensa affinità elettiva e spirituale che segnerà gli ultimi anni della vita di entrambi.
A legarli indissolubilmente fu innanzitutto una profonda sintonia spirituale. Entrambi frequentavano il circolo degli Gli Spirituali, legato al riformatore Juan de Valdés: un gruppo d’intellettuali che auspicava un rinnovamento intimo e profondo della Chiesa cattolica, centrato sulla grazia divina e sulla fede personale.
Questo legame si tradusse in un costante e fecondo scambio artistico e poetico. La loro amicizia si alimentò di fitte conversazioni, un ricco carteggio e uno scambio reciproco di opere. Michelangelo disegnò per Vittoria capolavori religiosi d’intensa drammaticità, come la famosa Pietà per Vittoria Colonnae un Crocefisso, mentre lei gli dedicò sonetti carichi di misticismo.
Michelangelo vedeva in Vittoria una guida spirituale e una figura capace di placare le sue ansie esistenziali, arrivando a definirla memorabilmente «un uomo in una donna» per la forza del suo intelletto e la grandezza del suo animo.Quando Vittoria muore nel 1547, Michelangelo rimane devastato dal dolore. Si racconta che rimase al suo capezzale fino all’ultimo istante, confidando in seguito l’unico grande rammarico della sua vita: averle baciato soltanto la mano in punto di morte, e non la fronte oppure il viso.
Guardare a Vittoria Colonna con gli occhi di oggi significa riscoprire una donna che ha saputo guidare il proprio destino attraverso la forza della parola.
Senza forzature storiche, la sua vita ci lascia un messaggio di straordinaria attualità: di fronte alle ferite e ai cambiamenti della vita, la cultura, la scrittura e la ricerca interiore non sono solo un rifugio, ma uno strumento di profonda dignità e liberta personale.
Rosa Maria Garofalo




